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giovedì 3 dicembre 2009

Tra Democrazia diretta e management: il Bilancio partecipato


Il Bilancio Partecipato è un’espressione della partecipazione dei cittadini nelle azioni di governo della città di San Benedetto del Tronto.

Questo è uno strumento che serve a far fronte alle richieste portate avanti dalla popolazione per mezzo dei comitati di quartiere.

Sarebbe opportuno non considerare le richieste di interventi di manutenzione ordinaria in quanto questa deve essere garantita dall’amministrazione a priori in quanto servizio minimo per il corretto uso delle infrastrutture.

Coerentemente con gli intenti del Bilancio Partecipato è opportuno considerare una metodologia di ripartizione equa del budget disponibile tra le richieste presentate.

Essendo le richieste presentate direttamente dalla popolazione per mezzo dei comitati di quartiere esse appaiono tutte come legittime ma essendo il budget a disposizione ben determinato è necessario individuare delle priorità di assegnazione delle risorse.

Il criterio proposto di conferimento delle priorità in linea con la filosofia del Bilancio Partecipato è composto da vari driver come per esempio il numero di cittadini che beneficia della realizzazione della richiesta presentata, degli attributi categorici che possano esprimere la necessità di una sorta di “volano per il quartiere” e dei driver che tengano conto della spesa passata in un determinato quartiere per far si che a rotazione si possa portare avanti un discorso di riqualificazione omogeneo in tutta la città. Dunque verrà aggiudicata una priorità maggiore a quelle richieste o progetti che realizzano opere con l’indice proposto più adeguato

Affinché il budget non sia interamente consumato da un unico quartiere si può considerare di provvedere ad escludere dalle priorità un ulteriore progetto del quartiere che si è già visto assegnare delle risorse finché anche tutte gli altri comitati abbiano ricevuto delle risorse per poter realizzare le loro richieste. Questo processo può essere reiterato ciclicamente fino al termine delle risorse rese disponibili nel budget del Bilancio Partecipato.

Il modello di assegnazione proposto è un adattamento della metodologia Zero Based Budget che si occupa di gestire l’ammontare e l’assegnazione delle spese discrezionali.

lunedì 30 novembre 2009

Rimanere per provare a cambiare

Nella lettera aperta su Repubblica del Direttore Generale del LUISS Guido Carli Pierluigi Celli esorta il proprio figlio ad abbandonare L'Italia denunciando una serie di mali strutturali che rendono il belpaese un luogo difficile per i giovani, specialmente se competenti.
Tuttavia non mi sento di condividere a pieno la sua posizione.
Sicuramente l'analisi sui mali dell'Italia è del tutto corretta ma l'esortazione che compie non risolve il problema, il che a mio parere può creare un effetto controproducente. Le Risorse umane di una nazione sono una delle ricchezze più preziose di cui uno Stato civile può disporre e devono essere coltivate ed incentivate per risolvere questioni che attanagliano il belpaese.
Lasciare tutto per rincorrere lidi più felici (ammesso che lo siano) aggrava il problema dell'Italia perchè si perdono risorse ed intelligenze impoverendo ancora di più la nazione. Questo lo si è già vista durante le migrazioni interne dal meridione al Nord Italia adesso si potrebbe verificare su scala maggiore al di fuori dei confini. Senza dubbio oltre i confini si trovano condizioni lavorative più allettanti da un punto di vista remunerativo ma se non si cerca di muovere qualche pagliuzza si corre il rischio di aggravare ancora di più la condizione del territorio.
E' importante che di questo i giovani prendano coscienza e si possano mettere al lavoro per poter far qualcosa in più al fine di dare un segnale forte alle altre classi sociali del paese; non dobbiamo essere solamente dei "Bamboccioni".
Sicuramente questa lettera non è un bel segnale ai giovani specialmente da chi fa parte dell'establishment che ha creato questa situazione.
Il problema è che spesso mancano incentivi a rimanere, in assenza di questi serve un forte senso civico che possa colmare questa lacuna. Questo pensiero può sembrare alquanto utopistico ma in realtà provare a perseguire questa strada può essere l'unico modo per vedere uno spiraglio di luce.



sabato 28 novembre 2009

La Cattedrale nel Deserto


La recente notizia della probabile insolvenza della holding di Dubai "Dubai World" (debito di oltre 50 miliardi di $) pone l'attenzione sul piccolo emirato arabo.
Un emirato che di fatto è una cattedrale nel deserto in quanto non dispone delle ricchezze petrolifere del vicino emirato di Abu Dhabi ma è salito alla ribalta del grande pubblico grazie alle sviluppo immobiliare che l'ha caratterizzato negli ultimi anni.
Sviluppo immobiliare che ha permesso lo sviluppo del turismo (grazie anche alla compagnia aerea governativa Emirates) e dell'economia (grazie anche alle zone franche che permettono di attrarre investimenti dall'estero).
Ma a volte si deve tornare a fare i conti la logica: questo piccolo stato che negli ultimi decenni ha avuto tassi di crescita mostruosi ed ha visto salire il valore degli immobili all'inverosimile e quindi attraendo sempre maggiori investimenti adesso si trova a fare i conti con il crollo del settore immobiliare indotto dalla congiuntura economica e dalla scarsa liquidità delle banche (per lo più anglosassoni) che non hanno più pazienza di attendere il rientro dei debiti e battono cassa.
Il valore degli immobili non aveva il valore reale bensì fittizio: una classica bolla speculativa da manuale!
Si attendono le decisioni previste per l'inizio della prossima settimana da parte dell?emiro di Dubai sul da farsi; ma l'ipotesi più accreditata (sostenuta dagli analisti di UBS) è l'aiuto del vicino emiro di Abu Dhabi; che presenta un'economia un po' più solida sostenuta dai petrodollari.

giovedì 19 novembre 2009

Parla Jeff Bezos, fondatore di Amazon




Nella video intervista, Jeff Bezos, fondatore di Amzon, riassume la strategia vincente di Amazon in 4 punti:




1. L'importanza del cliente:

“Vi assicuro che il motivo per cui Amazon esiste è questo. Abbiamo sempre messo i clienti davanti a tutto: dovendo scegliere tra l’ossessione per i competitor e l’ossessione per i clienti, ci siamo sempre concentrati sui clienti. Certo, abbiamo osservato anche cosa stavano facendo i nostri concorrenti, ma non era quello ciò in cui mettevamo la nostra energia, non è stata quella la nostra motivazione. Preferiamo prestare attenzione ai nostri clienti e comportarci di conseguenza. Questo è un principio chiave. Curando i clienti, si possono risolvere molti altri problemi.”

2. L'importanza dell'invenzione:

”Ogni volta che ad Amazon abbiamo un problema, cerchiamo di trovare la soluzione e inventiamo. Inventiamo per il cliente: non è compito del cliente inventare per se stesso. Per fare questo dovete ascoltare i clienti, è un fattore decisivo. Se non lo farete, vi perderete. Dovrete inventare sulla base di quello che vi diranno, sulla base dei loro bisogni”

3. Pensare a lungo termine:

“Questo è un fattore essenziale. Qualsiasi azienda che metta i clienti davanti a tutto, qualunque azienda che voglia inventare per i suoi clienti, deve pensare a lungo termine, ma è molto più raro di quanto si possa pensare. Ci vogliono dai 5 ai 7 anni perché una qualsiasi delle nostre iniziative frutti dei vantaggi all’azienda. Ci vuole del tempo per realizzare ogni nuova idea: questo ci consente di capire se ci sono degli errori da correggere, delle cose da cambiare. Non ci lasciamo sopraffare dalla pressione dell’ultimo minuto. Questo porta un grande vantaggio competitivo”

4. Ogni giorno è il primo giorno:

“Ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo da inventare per il futuro. Qualche novità per i clienti, nuovi modi per prestare loro attenzione”



lunedì 16 novembre 2009

Le incognite della ripresa


Finalmente sembra di essere alla fine del tunnel, tuttavia i dati della crescita (+ 0,6%) sono inferiori alla previsione che si può ricavare dai dati della produzione industriale. Ci possono essere varie ragioni a riguardo: peggioramento del mercato del lavoro, il cambio sfavorevole (sopratutto per le imprese che esportano).
I risultati ottenuti sono fortemente correlati con i dati dell'economia tedesca che presenta le stesse considerazioni.
I risultati migliorano ma i problemi non sembrano ancora risolti.

giovedì 5 novembre 2009

Costi Standard nella Sanità del Federalismo

Il dibattito sull'allocazione delle risorse in regime di federalismo è molto acceso, in particolare sui costi della Sanità.
Dalla dichiarazione di Sacconi "Non è possibile continuare con il pagamento a piè di lista dei cronici
sforamenti di bilancio sanitario, occorre passare ad un finanziamento regionale basato sul
costo standard delle prestazioni" si abbandona la logica del costo storico della prestazione per passare all'approccio del costo standard al fine di abbandonare lo spreco di risorse e le sacche di inefficienza e ridare merito alle responsabilità specifiche dei vari centri di competenza.
Da qui nasce un diatriba sull'approccio da utilizzare per il calcolo dei costi standard:


  1. Approccio microanalitico: è l'approccio attraverso il quale si vuole determinare il costo standard di ogni singola prestazione erogata e tramite la sommatoria delle prestazioni erogate ed il loro relativo costo risalire al budget di spesa disponibile. Questa approccio risulta alquanto complesso e richiede dei cambiamenti organizzativi considerevoli (ad esempio implementare la contabilità analitica) e pone problemi di confrontabilità tra le varie regioni . Inoltre si pone il problema della qualità del servizio poichè avere un costo standard per la singola prestazione scoraggio l'adozione di pratiche particolarmente innovative perchè in genere più costose. Inoltre la decisione del costo standard pone secondo me un problema di dipendenza decisionale dello stato centrale che decidendo su ogni singola prestazione erogata di fatto stabile come debba essere impiagato il budget locale lasciando uno spazio limitato d'azione alle realtà locali su come impiegare le proprie risorse. Un effetto poi eventualmente amplificato dai compromessi politici-economici rendendo questo approccio poco coerente con gli intenti della riforma federalista. Valido solo come strumento di controllo!
  2. Approccio macroeconomico: è un approccio più robusto poichè prende in considerazione poche variabili facilmente misurabili (struttura demografica, caratteristiche epidemiologiche e sociali) . Il Budget nazionale viene ripartito considerando queste variabili come discriminanti dell'allocazione delle risorse. Tuttavia il budget di spesa viene da delle scelte meramente politiche e non definite sulla base del fabbisogno effettivo della popolazione
  3. Approccio risk/need adjustement: cerca di considerare le caratteristiche demografiche e sanitarie del territorio monitorando la proporzione dei malati sulla popolazione locale. In questo modo si prevede la domanda di prestazioni sanitarie. Successivamente si introduce un costo standard per tipo di malattia. Dunque si assume che una determinata patologia abbia lo stesso costo in tutta Italia (un infarto a Milano non differisce da un infarto a Roma). Questa modellazione non introduce problemi computazionali come il costo standard della prestazione poichè è stato visto che l'80% del budget è assorbito dal 25% di abitanti con malattie croniche. In tal modo aggregando le varie componenti si può risalire al fabbisogno regionale.
  4. Approccio Data Envelopment Analysis (DEA): si utilizza una metodologia della ricerca operativa che determina l'efficienza relativa di centri di responsabilità. Questa metodologia prevede di valutare l'efficienza come il rapporto tra qualità delle prestazioni e budget disponibile. Ovviamente si introducono dei pesi per includere le caratteristiche demografiche e sanitarie della regione. A questo punto il sistema di pesi adottato condiziona fortemente l'efficienza quindi ci si cerca tramite un algoritmo (CCR di Charnes, Cooper, Rhodes) ed il suo duale di trovare il sistema di pesi ottimali (tra quelli proposti) tali che sia massimizzata l'efficienza del centro di responsabilità e il centro di responsabilità ideale paragonabile. A questo punto per ogni unità si può risalire all'input ottimale cioè budget ottimale efficiente da assegnare alla regione. In questo modo, sommando la somma dei singoli budget regionali, si ottiene il budget di spesa nazionale.
Il primo approccio è stato contrastato dagli accademici; il secondo approccio è stato sperimentato con dei miglioramenti sul budget di spesa ma non ha risolto il problema dell'individuazione del corretto budget da impiegare a livello aggregato. Il terzo modello è sostenuto da alcuni accademici ma io personalmente sostengo l'ultimo approccio che ancora non è stato proposto né trattato dai politici.,

venerdì 30 ottobre 2009

L'inerzia dell'advertising online


Visti i numeri che popolano la rete in molti si chiedono come mai il grosso del budget per l'advertising finisca sulla TV nonostante spesso abbia meno visibilità di certi siti ed inoltre non può sfruttare bene la targettizzazione degli utenti. In molti propongono una risposta parzialemnte sarcastica con cui si intende evidenziare che l'effetto della pubblicità è tanto maggiore quanto minore è l'attività dei neuroni dello spettatore. A parte questa simpatica risposta il problema è che in TV ci sono due grandi concessionari pubblicitari con una certa massa critica(uno facente capo alla TV di stato l'altro al gruppo Mediaset) mentre su internet il mercato è molto più frammentato e spesso caratterizzato dalla presenza di intermediari. In questo contesto il potere contrattuale della TV nei confronti del web è maggiore e riesce quindi a spuntare la contrattazione con chi è alla ricerca di spazi pubblicitari. Inoltre in un mercato a due attori la possibilità di accordi collusi è piuttosto alta. Ciò non toglie che la qualità dell'adverting online sia di gran lunga maggiore degli spot TV in quanto oltre ad essere targettizzati, e dunque più efficiente, permette di approfondire la relazione con il potenziale cliente portandolo sulla propria homepage dove può trovare maggiori informazioni. Senza considerare che ci sono pratiche molto diffuse di ottimizzazione che permettono di aumentare l'efficienza delle proprie campagne pubblicitarie on-line.

lunedì 26 ottobre 2009

IRAP


In un momento di crisi in cui l'economia stenta a partire si cerca in qualche modo di far aumentare la liquidità nelle imprese per far fronte alla contrazione degli ordinativi. E le tasse sono sempre il taglio preferito specialmente se accrescono il costo del lavoro come l'IRAP.
Sul fatto che le tasse siano sempre troppo ci sono varie scuole di pensiero: c'è chi pensa che siano così alte perchè c'è troppa evasione fiscale, ma c'è l'altra faccia della medaglia che è l'inefficienza della pubblica amministrazione.
Vista l'attuale situazione delle finanze dello stato se si recuperano le mancate entrate derivanti dall'evasione fiscale probabilmente queste saranno usate per riempire la voragine del debito pubblico e per ridurre le aliquote.
L'irap al suo interno include i contributi sanitari ed altre voci; ma alla luce degli scandali della sanità pubblica (Puglia, Abruzzo...) risulta difficile concepire il finanziamento per questa forma di malcostume.
Quindi il problema non è la tassa in se ma l'impiego di questi flussi finanziari.
Come può un piccolo imprenditore che si scontra tutti i giorni con le avversità del mercato concepire di privarsi di risorse per finanziare la propria attività per destinarle ad alimentare le inefficienze della pubblica amministrazione. Se un elevato prelievo fiscale garantisse servizi al territorio come nei paesi nordici offrendo migliori infrastrutture (banda larga, reti ferroviarie....) il peso delle aliquote sarebbe minore in quanto lo stato fornirebbe una contropartita, ma invece questo meccanismo virtuoso manca ed è inevitabile che nasca quest'allergia alle tasse.
D'altronde non è un caso che le consulenze fiscali siano le uniche in aumento!!!

lunedì 5 ottobre 2009

E' il mercato, bellezza! E' il mercato...

Il mercato è l'attore fondamentale dell'economia. E' il mercato che decreta chi ha successo e chi no, chi merita di sopravvivere e chi merita di chiudere. Il mercato muta e cambiano le sue esigenze per questo è importante individuarle e saperle soddisfare.
Ed è proprio dalla soddisfazione delle esigenze del mercato che si aprono le opportunità di business. Proprio individuando e sapendo soddisfare queste esigenze si può dar vita a nuove imprese.
Si può agire in vari modo; individuandole per primi ed avendo così il vantaggio del first mover; oppure facendo meglio dello stato attuale dell'arte magari sapendo veicolare le innovazioni sia di prodotto che di processo. C'è da dire però che il vantaggio del first mover in un mercato abbastanza efficiente è limitato temporalmente e si deve sfruttare al meglio la rendita di posizione ottenuta nel breve periodo per consolidare la propria posizione: dunque non adagiarsi sugli allori per il vantaggio ottenuto.
Trovato l'esigenza da soddisfare bisogna capire che valore riconosco i clienti per quella loro esigenza e quindi valutare la fattibilità della soddisfazione di questa necessità.
Per far questo serve confrontare il valore riconosciuto dai potenziali clienti con la propria struttura di costi per poter ipotizzare la profittabilità dell'attività. Proprio in quest'ambita conta l'idea del modo in cui si intende soddisfare l'esigenza e serve valutare l'efficacia e l'efficienza del proprio prodotto/servizio.
Se avete superato positivamente questo test ed avete trovato le persone giuste, cosa aspettate a scrivere i Business Plan?

martedì 29 settembre 2009

Quando il calcio è una questione politica

I mecenati del Calcio sono sempre meno e la transizione da sport a business si accentua sempre più.
Probabilmente più che una mutazione è una consapevolezza della sostenibilità economica di questa attività sportiva.
In passato per far quadrare i conti i Presidenti ricapitalizzavano le società calcistiche senza aspettarsi ritorni particolari ritorni. Ora, tranne qualche eccezione, questi mecenati non ci sono più e si diffonde sempre più la mentalità di far quadrare i conti per evitare spiacevoli insolvenze.
Fare affidamento sulle plus-valenze (rivalutazioni) dei giovani è un'operazione che implica un certo rischio e può richiedere tempo.
Allora molte società diversificano i ricavi e capitalizzando la società con investimenti immobiliari: gli Stadi di proprietà!
Vedendo anche come si comportano le società all'estero il modello può sembrare vincente se non fosse per il fatto che siamo in Italia e si sa in Italia è tutto più complicato.
Basti vedere alle recenti vicende della cittadella dello sport di Firenze e delle perplessità del suo nuovo sindaco.
Di fatto investimenti importanti che giustamente devono essere inquadrati in logiche di sviluppo della città ma d'altra parte anche la città deve andare incontro a chi ha dato per la società sportiva.
E la questione da economica e sportiva diventa politica....
Le amministrazioni devono compiere lo sforzo di capire l'esigenza di tali investimenti e devono essere capaci di saperli collocare sapientemente nel tessuto urbanistica della città.

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