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giovedì 9 settembre 2010

Lettera aperta all’Italia, investitori e startup

“Dove credete di andare, avete solo 19 anni e siete in Italia.”
Vorrei prima di tutto ringraziare Davide per opportunità datami nel cercare di spiegare certi meccanismi di questo paese chiamato Italia.
Ciao a tutti, sono Augusto, co-founder di Mashape, una startup in Silicon Valley che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile. Ma facciamo un passo indietro a quando eravamo dei bambini inconsapevoli che volevano giocare a fare i grandi “siamo ancora dei bambini, e giochiamo e ci divertiamo come loro, solo che adesso abbiamo un po di barba :-) “.

A 18 anni fondai MemboxX, il primo sito italiano di online storage di documenti e password. Andò bene, raggiunse un buona massa critica, ma non sapevo niente di business, Venture Capital, né di finanziamenti… niente di niente. Non sono mai riuscito a monetizzarlo. In quei mesi comprai un libro: “Google e gli altri” che narrava nel dettaglio la storia di Google e della Silicon Valley. Mi si accese una lampadina e da quel giorno ho detto: “Lì voglio andare, lì potrei forse creare grande valore”. Era il 2007 ora siamo nel 2010 e sono finalmente sbarcato a San Francisco grazie a Mashape; cofondata con Marco Palladino e Michele Zonca, qui abbiamo preso il nostro investimento dai YouTube guys. Questo processo non e’ stato facile, altri avrebbero mollato molto prima.
Avete presente quando siete in una stanzetta piena di persone, e l’aria si inizia a fare pesante… ma alla fine si apre la porta e entra una ventata di aria fresca e riniziate a respirare a pieni polmoni come se quello fosse stato il vostro primo respiro? Be, questo è quello che è successo a noi, nelle ricerca disperata di finanziamenti in Italia durata per 2 anni; e poi l’America, investimento, quella porta che si apre… ricominci a vivere e credere che forse non eri del tutto un idiota pazzo.
Tu sei il mio paese, Italia; ci sono nato e cresciuto, qui ho i miei ricordi più importanti, qui mi sono formato, è come il primo amore che non si dimentica mai. Ma come tutte le più belle storie di amore prima o poi finiscono. In questi due ultimi anni insieme ho capito molto di te, ho capito molto più di te in questi ultimi due anni che prima.
Nel 2008 abbiamo iniziato a cercare i finanziamenti per Mashape, eravamo solo io e Marco all’epoca, poi nel 2009 si è aggiunto Michele e via su e giù per lo stivale… per 2 anni. Ora 2 anni per uno che ne aveva 19 sono piu del 10% della sua vita spesa a rincorrere ideologie che in questo paese non esistono.
Vedi Italia se vuoi diventare un pease leader devi prima risolvere dei problemi alla base, e dove anche ci fosse la volontà, ricordati che ci vogliono decenni non mesi. A Roma in una famosa piazza c’è scritto in gigante: “…un popolo di combattenti, navigatori, esploratori, poeti, avventurieri, scrittori, viaggiatori, ed eroi”. Questa frase mi fa sentire orgoglioso, perché è vero, lo eravamo… ma se penso ad adesso e a tutti quelli investitori&vari che ho incontrato in questi due anni, (circa 50 persone) vi posso dire con rammarico che quel popolo non esiste più.
Ogni volta che andavamo a chiedere i finanziamenti, la risposta era sempre la stessa: avete solo 19 anni. Il problema è che questo immenso vantaggio loro lo vedevano come un ostacolo. Mi dicevano che non eravamo in grado di far crescere una società ed è vero probabilmente non sono in grado, ma qui stiamo parlando solo di farla partire… se poi crescerà chiamerò chi è più bravo di me. Dove non arrivo, delego e do fiducia ad altri più in gamba.
Probabilmente si sono anche dimenticati gli ultimi 4000 anni di storia. Da Alessandro Magno a Mark Zuckerberg le più grandi talentuose opere sono state fatte da under 30. Mentre io a 19 anni andavo a rompere le scatole su e giù per l’Italia, Alessandro Magno comandava 200.000 soldati, conquistò l’Asia e scese giù in Egitto dove si fece incoronare faraone. Aveva appena compiuto 21 anni. Oggi non si combatte più… gli imperi di una volta oggi si chiamano multinazionali, gli eserciti sono diventati team di persone. Oggi l’Asia la conquisti con Facebook che tira su 15 milioni di asiatici (signup) al mese. Oggi Alessandro si chiama Mark, e guarda caso entrambi iniziarono molto presto. Nel tardo ottocento un giovanotto, immigrato italiano, di nome Amadeo iniziò a fare il banchiere in California con un carro di frutta, quel banchiere fondò la più grande banca del mondo che oggi tutti conosciamo con il nome di Bank of America. Albert Einstein scrisse la prima bozza sulla Teoria della Relatività quando aveva solo 26 anni. I fondatori di Google ne avevano 25 quando fondarono l’azienda ma iniziarono a lavorare sull’algoritmo (Pagerank) a 23 anni e poi ancora Microsoft, Oracle, Apple… purtroppo non basterebbe lo spazio di questo blog per elencarvi tutte le immense opere fatte da under 30…
Ma secondo voi perché il genio compare in età cosi “prematura”? Sinceramente non lo so. Il genio, l’idea, il lampo non è altro che una combinazione incredibilmente perfetta di elettricità che scorre sui nostri neuroni. Ma da lì in poi ci vuole carattere e coraggio (che sono infusi nel nostro DNA) per concretizzare. La scintilla da sola non basta. Sicuramente sei molto piu coraggioso a vent’anni, il carattere anche è molto piu arrogante e l’ego è alle stelle, e guarda un pò… sono proprio le caratteristiche di un leader visionario.
Non voglio fare l’ennesima rassegna negativa sugli investitori e sui Venture Capital italiani; e sapete perché? Perché dopo tutto non è neanche colpa loro.
Cara Italia se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come lo dicono i politici in televisione, ci devi investire veramente, devi metterci la passione. Nei nostri ultimi due anni di convivenza, ho visto tanti ragazzi come me che non sono riusciti a partire perché non hanno trovato in te il supporto. Pensa quanti di quelli avrebbero potuto creare valore per te… e per ogni ragazzo che fallisce o emigra perdi un pezzo di anima. Ci sono degli investori che vorrebbero aiutarci, ma non ci riescono da soli, hanno bisogno di un ecosistema sotto che gli aiuti, hanno bisogno di un mercato a cui possono rivendere il valore aggiunto che hanno creato, hanno bisogno di leggi che allegeriscano il carico fiscale, hanno bisogno di università che insegnino anche la pratica… d’altronde stanno semplicemente credendo nei tuoi figli. La tua sorella Francia lo ha capito da anni, e sta investendo a ritmi sbalorditivi anno dopo anno… non lasciarti uccidere così. L’unico modo che hai per sopravvivere è investire in innovazione e giovani, loro sono i primi che usano nuovi prodotti e sono i primi ad accorgersi dei nuovi problemi e creare quindi nuove soluzioni. Innovare non è per niente semplice, tu sei un paese pieno di persone che inventano nuove tecnologie, ma la tecnologia da sola non serve a niente, diventa innovazione quando ha adoption, quando viene applicata sulla massa, il mondo è pieno di tecnologie potenti che non sono andate da nessuna parte.
Innovazione è qualcosa che viene dai margini di una cultura, è chaos. Non a caso San Francisco è una citta che accoglie tutti: disadattati, barboni, ricchi, hippie, arabi, pazzi, imprenditori, asiatici, messicani, italiani, designer, artisti… un miscuglio di culture in continua evoluzione, senza freni né limiti.
Purtroppo credo che molti dei tuoi problemi vengano anche dal tuo passato. Sei un paese vecchio, che ti porti dietro certe ideologie fin dal lontano medioevo. Non capisco come fai a vedere malamente il concetto di fallimento, non hai idea di quante cose impari fallendo, di quanto cresci quando fallisci. Il nostro rapporto si è interrotto, ed è stato un fallimento; eppure mi hai dato del valore, lo hai fatto ferendomi ma mi hai reso una persona migliore.
E’ giunto il momento di salutarti, spero che un giorno potremmo rincontrarci, e chissà… magari mi stupirai…
Buongiorno America, grazie di credere in noi e nella nostra vision. Certo non sei un paese facile neanche tu, ma riesci subito a capire ciò che è giusto ed è sbagliato. Sei un paese relativamente giovane, e per fortuna non hai scheletri nell’armadio vecchi di 2000 anni. Sei molto competitivo, ma se uno ha voglia di fare sai ricompensare immediatamente. Credi fortemente nei ventenni, e sai che se vuoi rimanere leader devi dare loro gli strumenti per poter creare le loro pazzie, come hai fatto con noi. Devi ancora migliorarti su qualche cosa come le leggi sull’immigrazione, ma ti do fiducia, so che ce la farai. Con te mi sento libero di esprimermi, di provare, e soprattutto mi sento felice di sbagliare. Mi dai la libertà di vivere. Spero di poter ricompensarti della fiducia che mi hai dato, credo che insieme costruiremo grande cose… cheers!
Per concludere, se posso dare un consiglio alle migliaia di ragazzi (e ne ho incontrati tantissimi) che ancora rispecchiano quella frase scritta in una piazza romana; voi siete cavalli da corsa e i cavalli da corsa non sono fatti per stare nei maneggi. Correte e andate a conquistarvi quello che volete, nitrire nelle stalle non serve a niente, sfondate i recinti e cambiate lo stato dell’arte, rincorrete la vostra libertà. Ricordate che dovrete vivere nella solitudine, faranno di tutto per fermarvi, soffrirete e sacrifirete l’affetto di chi vi ama veramente, ma quando sarete lì, che correrete come pazzi, vi sentirete per la prima volta… immensamente grandi.
Lasciate l’Italia se l’amate veramente, diventate un cavallo da corsa, vincete tutto, e poi un giorno forse, potrete tornare da grandi, molto grandi e avrete il potere per cambiarla, voi.

martedì 31 agosto 2010

venerdì 20 agosto 2010

Apps vs Cloud Computing


Dopo l'interessante provocazione di Chris Anderson sull'editoriale del numero corrente di Wired USA si è aperto il dibattito sull'impatto delle Apps sui trend evolutivi di Internet.
Le Apps sono dei comodi shortcut ma non hanno la stessa flessibilità e versatilità della navigazione sul browser e per di più, il vincolo più stringente è costituito dal forte legame che vincola l'Apps al sistema operativo del device. Questo vincolo è assolutamente in contro tendenza con lo spirito evolutivo di internet che ha portato ad avere siti internet totalmente indipendenti dalla tecnologia del client e quasi indipendenti dalla tecnologia dei server.
Senza contare che per lo più queste Apps sono vendute in regime di monopolio da dei marketplace che hanno perfino il potere di apporre un veto alla pubblicazioni di Apps sia per quanto riguarda i contenuti sia per quanto riguarda la tecnologia, a volte commettendo anche errori nel certificare le Apps. 
Inoltre le Apps presentano problemi di Business Model tanto quanto i tradizionali siti internet perchè, fino ad ora, non si sono registrati casi di Apps talmente longeve da registrare profitti interessanti sul lungo periodo.
Il web per come lo conosciamo ora ha raggiunto un buon livello di maturità con numeri importanti ed investimenti in advertising sempre crescenti.
Le Apps dovanno lottare molto per sconfiggere il paradigma del cloud computing.

domenica 1 agosto 2010

Informazioni di qualità gratuite


Qualche settimana fa Steve Jobs, in uno dei suoi sermoni , sosteneva che l'informazione "di qualità" non potesse essere gratuita. Ebbene si sbagliava, e l'ha dimostrato Wikileaks con le recenti rivelazioni dei dossier segreti sulla guerra in Afghanistan e a suo modo anche l'italiano Dagospia.
Ormai i-mania è diventata una religione più che un vero e proprio trend di mercato.
L'ossessione di Jobs di "certificare" le varie Apps ha certificato anche applicazioni che sono dei casi di mobile phishing ma riesce avere ancora appeal sui fanatici apple nonostante sostenga delle posizioni assolutamente non condivise dal mercato.
Da quando il sito del Wall Street Journal è diventato a pagamento ha perso ben oltre l'80% dei visitatori.....
Chi ha ragione?

sabato 17 luglio 2010

About Start -Up


Perchè in Italia le Start-up fanno fatica a nascere e crescere e troppo spesso rimangono solo idee?
In molti accusano il sistema del credito che non mettono a disposizione capitali per finanziare nuove iniziative imprenditoriali, altri vedono nelle università un'eccessivo disallineamento dal mondo del business. Sicuramente entrambe le ipotesi possono essere vere; io mi sento di aggiungere l'eccessiva burocratizzazione per le imprese.
Un'impresa Start-up che deve avere strutture di costo snelle, flessibili e il più possibile variabili in funzione dei volumi non possono sobbarcarsi gli onerosi costi di consulenze legali per legislazioni spesso non adeguate ai contesti High-tech (che sono spesso il settore preferito delle Start-up), burocrazia complessa che porta a perdersi nei meandri degli uffici delle entrate, delle camere di commercio o di siti web sibillini.
Uno sforzo molto gradito da parte dello Stato, che aiuterebbe ed incentiverebbe le nuove iniziative imprenditoria, è la semplificazione o quantomeno una tutorship gratuita per le nuove iniziative. In questo modo si eviterebbe alle Start-up di focalizzarsi sulle attività core senza perdere tempo, denaro e risorse su attività che non aggiungono valore.

lunedì 5 luglio 2010

I Giovani funzionano!


La nazionale di calcio Tedesca ha dimostrato che i giovani funzionano e che con loro si può andare avanti e creare nuovi cicli.
Questa storia che senza i "vecchi" non si va da nessuna parte ha fatto il suo tempo; rimane radicata soltanto in certi ambienti italici. Anzi l'intera Italia rappresenta è un'esempio di questa esigenza di rinnovamento dalla politica alla società intera...

lunedì 14 giugno 2010

Start Up Italia

Riporto l'editoriale di Riccardo Luna (direttore di Wired Italia):

"Se davvero vogliamo cambiare questo Paese dobbiamo fare un patto. Non fra noi, fra quelli che pensano di sapere tutto e certo già sanno molto. Ma con gli latri. Perchè da soli non ce la faremo mai. Loro sono di più. E i numeri contano.
Se la Banda larga vale meno del Ponte di Messina, se le scuole invece dei computer hanno delle inutili lavagne multimediali spente nei corridoi, se gli incentivi per le cappe aspiranti battono quelli per internet, è perchè i numeri contano.
E quelli che chiedono di portare il Paese nel futuro sono pochi.Hanno mille volte ragione, magari possono sentirsi re per una notte quando si uniscono in diretta sul web, ma non sono abbastanza per cambiare le cose. Gli latri sono quelli che restano sgomenti davanti ai libretti d'istruzioni dei telefonini e temono che lo smartphone sia ancora più complicato; quelli che hanno comprato il computer solo per mandare le mail; quelli che si sono fatti convincere dalla grancassa che internet è un posto pericoloso e mal frequentato. Quelli che a volte sfottiamo. Sbagliando.
Una volta un parlamentare mi disse:
<< E' vero, non so cos'è Creative Commons, ma la prego non mi prenda in giro, me lo racconti >>
Aveva ragione lui. Se vuoi imparare, non è una colpa non sapere.
Per questo se davvero vogliamo salvare questo paese dal declino quel patto dobbiamo farlo subito.
La nuova tecnologia ci offre un'occasione unica: in questi mesi ho visto bambini di quattro anni usare l'iPhone senza che nessuno spiegasse loro nulla e sono sicuro che presto vedrò i loro nonni giocare felici con l'iPad.
Attratti dalla facilità d'uso dei nuovi oggetti, milioni di persone si stanno avvicinando alla cultura digitale, e sta a noi far apprezzare loro i valori della rete: la passione per l'innovazione, la meritocrazia, la trasparenza. Il piacere della collaborazione.
Tanti anni fa in Silicon Valley inventarono la figura dell'evangelist tecnologico: uno che andava a raccontare perchè la tecnologia ci avrebbe migliorato la vita.
Oggi tocca a noi. Non sarà un processo facile né breve, ma dobbiamo farlo.
Con lo stesso impegno che serve a scrivere righe e righe di codice; con il rigore che mettiamo per un business plan.
Con l'entusiasmo di una Start-up. Una Start-up chiamata Italia."

martedì 25 maggio 2010

Il treno perso dell'IPTV

Mi domando spesso, di fronte ai mal funzionamenti del digitale terrestre, perchè è stata scelta questa tecnologia.
Non si poteva approfittare dello switch-off per cablare l'Italia e portare internet nelle case di tutti gli italiani?
Invece di dare incentivi per i decoder si poteva finanziare la posa della fibra ottica che avrebbe permesso agli italiani di avere internet su banda larga e risolvere il problema della TV analogica grazie all'IPTV.
L'IPTV è la televisione che invece di passare per l'antenne delle nostre case e giungere tramite il cavo coassiale alle nostre TV, arriva nei monitor grazie alla fibra ottica o alle rete Wi-Fi, riducendo il numero di device in ogni casa, abbattendo le barriere all'ingresso dell'industria televisiva eliminando la necessità di acquistare frequenze e permettendo a chiunque di fare televisione in un mercato libero e competitivo.
Purtroppo il Digital Divide rimane ed  il decoder del Digitale Terrestre non funziona!

giovedì 20 maggio 2010

Il volano dell'innovazione

L'innovazione è un fattore critico per la competitività di un'impresa; e questo agli imprenditori è ben chiaro.
Tuttavia, alcune volte, gli sforzi compiuti non sempre corrispondono alle aspettative.
La principale criticità non è nella fase creativa o nella fase di sviluppo del concept  ma è nel trovare il giusto impatto che l'innovazione può avere sul business.
Una delle principali cause può essere la reticenza di certi stakeholder nell'accettare l'innovazione proposta oppure nel basso commitment del top management.
Per questo può risultare necessario individuare uno sponsor dell'innovazione.
Cioè una persona che riesca a comprendere l'essenza dell'innovazione ma che abbia anche una conoscenza approfondita del business in modo da valutare i benefici e farsi portavoce dell'innovazione e mantenere alta l'attenzione dei vertici e promuoverla verso gli stakeholder.

domenica 2 maggio 2010

 Riporto il post redatto da Nicola Mattina nel suo blog:


Quali sono le caratteristiche di una startup che opera nell’area dei social media, del web 2.0, del software as a service e via dicendo? A me vengono in mente le seguenti:
Bassi costi di avvio
Spesso la startup ha per oggetto un servizio tecnologicamente facile da produrre e le risorse necessarie sono rappresentate principalmente dal tempo di chi lavora per progettare il servizio, sviluppare l’applicazione, costruire una community di utenti. Il resto è da considerarsi essenzialmente una commodity: si usa quasi sempre software open source; i costi per hosting e connettività sono molto bassi; ci sono molte aziende che regalano alle startup i propri prodotti (es. Microsoft), server virtuali e banda (es. Telecom ItaliaSunTop-Ix).
Basse barriere all’ingresso
Le barriere all’ingresso sono normalmente molto basse sia per via dei costi di avvio che per l’impossibilità o inutilità di ricorrere ai brevetti. I motivi sono molti: risulta difficile proteggere un pezzo di interfaccia web dimostrando la sua unicità; in Europa, il software è considerato un’opera dell’ingegno come una canzone o un testo letterario e quindi non è brevettabile; i brevetti sono molto costosi soprattutto se si aspira ad ottenerli per tutto il mondo; basare sulla tutela della proprietà intellettuale la propria strategia competitiva significa anche essere disposti a spendere molti soldi in costosi avvocati specializzati.
Crowdsourcing del product management
Non è necessario investire risorse in ricerche di mercato, in quando gran parte del product management può essere fatto online: gli imprenditori 2.0 più intelligenti mettono in campo da subito una strategia di ascolto e di coinvolgimento degli utenti più attivi facendo leva sulla loro disponibilità e sulla voglia di dimostrare la propria competenza per vedersi riconoscere un ruolo. Esistono anche alcune piattaforme specializzate nel gestire questi processi, come Uservoice.
Perpetual beta
E’ possibile partire con un prototipo imperfetto e farlo evolvere gradualmente, consolidando sia l’esperienza d’uso del servizio che gli aspetti tecnologici. D’altro canto, è inutile inserire da subito decide di funzionalità che gli utenti non useranno mai, mentre è molto più efficiente aggiungere un tassello alla volta. Allo stesso tempo nelle fasi iniziali è prematuro preoccuparsi troppo di aspetti come la scalabilità di una piattaforma quando questa ha solo poche migliaia di utenti.
Creazione di sistemi aperti
Le aziende che si muovo in territori che non hanno ancora dimostrato di generare business e profitti, tendono a mettere in comune i propri patrimoni di dati rendendoli accessibili tramite web services. Lo hanno fatto con successo Facebook e Twitter e oggi è una strada che percorrono in molti con l’obiettivo di costruire degli ecosistemi in cui assumere il ruolo di piattaforma abilitante. Un esempio da seguire in quest’area è sicuramente Foursquare, che ha adottato una filosofia di apertura totale.
Capitale sociale
In molti settori, la fase di startup serve a industrializzare una tecnologia e a brevettarla costruendo così il capitale di conoscenza da monetizzare con l’attività aziendale. Nell’area del web 2.0, spesso e volentieri il capitale da costruire è sociale consiste nell’aggregare un numero sufficiente di utenti attorno al servizio per generare una massa critica che permetta di innescare l’effetto rete. Gli utenti e i dati che essi generano sono il vero asset della maggior parte di startup 2.0, anche se spesso gli imprenditori non ne sono pienamente consapevoli.
Simbiosi
Una strategia molto comune per sviluppare una comunità di utenti in tempi rapidi è utilizzare la base utenti di altri servizi, come Facebook o Twitter. Si pensi, per esempio aZynga, che ha sviluppato una serie di giochi accessibili unicamente da Facebook, oppure a tutti quei servizi e applicazioni che sfruttano le api di Twitter. Si tratta di una vera e propria forma di simbiosi in cui c’è un reciproco beneficio: la startup accede a un bacino molto vasto di potenziali utenti; la piattaforma diventa sempre più centrale e indispensabile nell’ecosistema.

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