Riporto l'editoriale di Riccardo Luna (direttore di Wired Italia):
"Se davvero vogliamo cambiare questo Paese dobbiamo fare un patto. Non fra noi, fra quelli che pensano di sapere tutto e certo già sanno molto. Ma con gli latri. Perchè da soli non ce la faremo mai. Loro sono di più. E i numeri contano.
Se la Banda larga vale meno del Ponte di Messina, se le scuole invece dei computer hanno delle inutili lavagne multimediali spente nei corridoi, se gli incentivi per le cappe aspiranti battono quelli per internet, è perchè i numeri contano.
E quelli che chiedono di portare il Paese nel futuro sono pochi.Hanno mille volte ragione, magari possono sentirsi re per una notte quando si uniscono in diretta sul web, ma non sono abbastanza per cambiare le cose. Gli latri sono quelli che restano sgomenti davanti ai libretti d'istruzioni dei telefonini e temono che lo smartphone sia ancora più complicato; quelli che hanno comprato il computer solo per mandare le mail; quelli che si sono fatti convincere dalla grancassa che internet è un posto pericoloso e mal frequentato. Quelli che a volte sfottiamo. Sbagliando.
Una volta un parlamentare mi disse:
<< E' vero, non so cos'è Creative Commons, ma la prego non mi prenda in giro, me lo racconti >>
Aveva ragione lui. Se vuoi imparare, non è una colpa non sapere.
Per questo se davvero vogliamo salvare questo paese dal declino quel patto dobbiamo farlo subito.
La nuova tecnologia ci offre un'occasione unica: in questi mesi ho visto bambini di quattro anni usare l'iPhone senza che nessuno spiegasse loro nulla e sono sicuro che presto vedrò i loro nonni giocare felici con l'iPad.
Attratti dalla facilità d'uso dei nuovi oggetti, milioni di persone si stanno avvicinando alla cultura digitale, e sta a noi far apprezzare loro i valori della rete: la passione per l'innovazione, la meritocrazia, la trasparenza. Il piacere della collaborazione.
Tanti anni fa in Silicon Valley inventarono la figura dell'evangelist tecnologico: uno che andava a raccontare perchè la tecnologia ci avrebbe migliorato la vita.
Oggi tocca a noi. Non sarà un processo facile né breve, ma dobbiamo farlo.
Con lo stesso impegno che serve a scrivere righe e righe di codice; con il rigore che mettiamo per un business plan.
Con l'entusiasmo di una Start-up. Una Start-up chiamata Italia."
Benvenuto
lunedì 14 giugno 2010
Start Up Italia
martedì 25 maggio 2010
Il treno perso dell'IPTV
Mi domando spesso, di fronte ai mal funzionamenti del digitale terrestre, perchè è stata scelta questa tecnologia.
Non si poteva approfittare dello switch-off per cablare l'Italia e portare internet nelle case di tutti gli italiani?
Invece di dare incentivi per i decoder si poteva finanziare la posa della fibra ottica che avrebbe permesso agli italiani di avere internet su banda larga e risolvere il problema della TV analogica grazie all'IPTV.
L'IPTV è la televisione che invece di passare per l'antenne delle nostre case e giungere tramite il cavo coassiale alle nostre TV, arriva nei monitor grazie alla fibra ottica o alle rete Wi-Fi, riducendo il numero di device in ogni casa, abbattendo le barriere all'ingresso dell'industria televisiva eliminando la necessità di acquistare frequenze e permettendo a chiunque di fare televisione in un mercato libero e competitivo.
Purtroppo il Digital Divide rimane ed il decoder del Digitale Terrestre non funziona!
giovedì 20 maggio 2010
Il volano dell'innovazione
L'innovazione è un fattore critico per la competitività di un'impresa; e questo agli imprenditori è ben chiaro.
Tuttavia, alcune volte, gli sforzi compiuti non sempre corrispondono alle aspettative.
La principale criticità non è nella fase creativa o nella fase di sviluppo del concept ma è nel trovare il giusto impatto che l'innovazione può avere sul business.
Una delle principali cause può essere la reticenza di certi stakeholder nell'accettare l'innovazione proposta oppure nel basso commitment del top management.
Per questo può risultare necessario individuare uno sponsor dell'innovazione.
Cioè una persona che riesca a comprendere l'essenza dell'innovazione ma che abbia anche una conoscenza approfondita del business in modo da valutare i benefici e farsi portavoce dell'innovazione e mantenere alta l'attenzione dei vertici e promuoverla verso gli stakeholder.
Tuttavia, alcune volte, gli sforzi compiuti non sempre corrispondono alle aspettative.
La principale criticità non è nella fase creativa o nella fase di sviluppo del concept ma è nel trovare il giusto impatto che l'innovazione può avere sul business.
Una delle principali cause può essere la reticenza di certi stakeholder nell'accettare l'innovazione proposta oppure nel basso commitment del top management.
Per questo può risultare necessario individuare uno sponsor dell'innovazione.
Cioè una persona che riesca a comprendere l'essenza dell'innovazione ma che abbia anche una conoscenza approfondita del business in modo da valutare i benefici e farsi portavoce dell'innovazione e mantenere alta l'attenzione dei vertici e promuoverla verso gli stakeholder.
domenica 2 maggio 2010
Riporto il post redatto da Nicola Mattina nel suo blog:
Quali sono le caratteristiche di una startup che opera nell’area dei social media, del web 2.0, del software as a service e via dicendo? A me vengono in mente le seguenti:
Bassi costi di avvio
Spesso la startup ha per oggetto un servizio tecnologicamente facile da produrre e le risorse necessarie sono rappresentate principalmente dal tempo di chi lavora per progettare il servizio, sviluppare l’applicazione, costruire una community di utenti. Il resto è da considerarsi essenzialmente una commodity: si usa quasi sempre software open source; i costi per hosting e connettività sono molto bassi; ci sono molte aziende che regalano alle startup i propri prodotti (es. Microsoft), server virtuali e banda (es. Telecom Italia, Sun, Top-Ix).
Spesso la startup ha per oggetto un servizio tecnologicamente facile da produrre e le risorse necessarie sono rappresentate principalmente dal tempo di chi lavora per progettare il servizio, sviluppare l’applicazione, costruire una community di utenti. Il resto è da considerarsi essenzialmente una commodity: si usa quasi sempre software open source; i costi per hosting e connettività sono molto bassi; ci sono molte aziende che regalano alle startup i propri prodotti (es. Microsoft), server virtuali e banda (es. Telecom Italia, Sun, Top-Ix).
Basse barriere all’ingresso
Le barriere all’ingresso sono normalmente molto basse sia per via dei costi di avvio che per l’impossibilità o inutilità di ricorrere ai brevetti. I motivi sono molti: risulta difficile proteggere un pezzo di interfaccia web dimostrando la sua unicità; in Europa, il software è considerato un’opera dell’ingegno come una canzone o un testo letterario e quindi non è brevettabile; i brevetti sono molto costosi soprattutto se si aspira ad ottenerli per tutto il mondo; basare sulla tutela della proprietà intellettuale la propria strategia competitiva significa anche essere disposti a spendere molti soldi in costosi avvocati specializzati.
Le barriere all’ingresso sono normalmente molto basse sia per via dei costi di avvio che per l’impossibilità o inutilità di ricorrere ai brevetti. I motivi sono molti: risulta difficile proteggere un pezzo di interfaccia web dimostrando la sua unicità; in Europa, il software è considerato un’opera dell’ingegno come una canzone o un testo letterario e quindi non è brevettabile; i brevetti sono molto costosi soprattutto se si aspira ad ottenerli per tutto il mondo; basare sulla tutela della proprietà intellettuale la propria strategia competitiva significa anche essere disposti a spendere molti soldi in costosi avvocati specializzati.
Crowdsourcing del product management
Non è necessario investire risorse in ricerche di mercato, in quando gran parte del product management può essere fatto online: gli imprenditori 2.0 più intelligenti mettono in campo da subito una strategia di ascolto e di coinvolgimento degli utenti più attivi facendo leva sulla loro disponibilità e sulla voglia di dimostrare la propria competenza per vedersi riconoscere un ruolo. Esistono anche alcune piattaforme specializzate nel gestire questi processi, come Uservoice.
Non è necessario investire risorse in ricerche di mercato, in quando gran parte del product management può essere fatto online: gli imprenditori 2.0 più intelligenti mettono in campo da subito una strategia di ascolto e di coinvolgimento degli utenti più attivi facendo leva sulla loro disponibilità e sulla voglia di dimostrare la propria competenza per vedersi riconoscere un ruolo. Esistono anche alcune piattaforme specializzate nel gestire questi processi, come Uservoice.
Perpetual beta
E’ possibile partire con un prototipo imperfetto e farlo evolvere gradualmente, consolidando sia l’esperienza d’uso del servizio che gli aspetti tecnologici. D’altro canto, è inutile inserire da subito decide di funzionalità che gli utenti non useranno mai, mentre è molto più efficiente aggiungere un tassello alla volta. Allo stesso tempo nelle fasi iniziali è prematuro preoccuparsi troppo di aspetti come la scalabilità di una piattaforma quando questa ha solo poche migliaia di utenti.
E’ possibile partire con un prototipo imperfetto e farlo evolvere gradualmente, consolidando sia l’esperienza d’uso del servizio che gli aspetti tecnologici. D’altro canto, è inutile inserire da subito decide di funzionalità che gli utenti non useranno mai, mentre è molto più efficiente aggiungere un tassello alla volta. Allo stesso tempo nelle fasi iniziali è prematuro preoccuparsi troppo di aspetti come la scalabilità di una piattaforma quando questa ha solo poche migliaia di utenti.
Creazione di sistemi aperti
Le aziende che si muovo in territori che non hanno ancora dimostrato di generare business e profitti, tendono a mettere in comune i propri patrimoni di dati rendendoli accessibili tramite web services. Lo hanno fatto con successo Facebook e Twitter e oggi è una strada che percorrono in molti con l’obiettivo di costruire degli ecosistemi in cui assumere il ruolo di piattaforma abilitante. Un esempio da seguire in quest’area è sicuramente Foursquare, che ha adottato una filosofia di apertura totale.
Le aziende che si muovo in territori che non hanno ancora dimostrato di generare business e profitti, tendono a mettere in comune i propri patrimoni di dati rendendoli accessibili tramite web services. Lo hanno fatto con successo Facebook e Twitter e oggi è una strada che percorrono in molti con l’obiettivo di costruire degli ecosistemi in cui assumere il ruolo di piattaforma abilitante. Un esempio da seguire in quest’area è sicuramente Foursquare, che ha adottato una filosofia di apertura totale.
Capitale sociale
In molti settori, la fase di startup serve a industrializzare una tecnologia e a brevettarla costruendo così il capitale di conoscenza da monetizzare con l’attività aziendale. Nell’area del web 2.0, spesso e volentieri il capitale da costruire è sociale consiste nell’aggregare un numero sufficiente di utenti attorno al servizio per generare una massa critica che permetta di innescare l’effetto rete. Gli utenti e i dati che essi generano sono il vero asset della maggior parte di startup 2.0, anche se spesso gli imprenditori non ne sono pienamente consapevoli.
In molti settori, la fase di startup serve a industrializzare una tecnologia e a brevettarla costruendo così il capitale di conoscenza da monetizzare con l’attività aziendale. Nell’area del web 2.0, spesso e volentieri il capitale da costruire è sociale consiste nell’aggregare un numero sufficiente di utenti attorno al servizio per generare una massa critica che permetta di innescare l’effetto rete. Gli utenti e i dati che essi generano sono il vero asset della maggior parte di startup 2.0, anche se spesso gli imprenditori non ne sono pienamente consapevoli.
Simbiosi
Una strategia molto comune per sviluppare una comunità di utenti in tempi rapidi è utilizzare la base utenti di altri servizi, come Facebook o Twitter. Si pensi, per esempio aZynga, che ha sviluppato una serie di giochi accessibili unicamente da Facebook, oppure a tutti quei servizi e applicazioni che sfruttano le api di Twitter. Si tratta di una vera e propria forma di simbiosi in cui c’è un reciproco beneficio: la startup accede a un bacino molto vasto di potenziali utenti; la piattaforma diventa sempre più centrale e indispensabile nell’ecosistema.
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mercoledì 28 aprile 2010
Il successo della Silicon Valley
La Silicon Valley è una delle regioni del mondo in cui si registra il più alto numero di start-up di successo.
E' qui che sono nate (e continuano a nascere) le grandi corporate americane High Tech.
Da Google a Microsoft, da Apple a Oracle passando per quella miriade di start up che hanno immesso sul mercato prodotti innovativi; aziende che sono il veicolo attraverso il quale l'innovazione di prodotto irrompe nel mercato.
Ma perchè si concentrano tutti in quest'area geografica ben precisa?
Per prima cosa, credo che il ruolo giocato dalle università sia alla base di tutto. Non a caso molte di queste innovazioni vengono da Stanford, uno dei migliori think tank in grado di partorire gioielli come Cisco o Google, ma anche Berkley e molte altre. Le università oltre a contribuire a trasferire tecnologie ed innovazione, hanno anche formato molti giovani talentuosi arricchendo così il capitale umano; fondamentale per le imprese High tech.
Le Università giocano senz'altro un ruolo rilevante ma un'altro aspetto interessante è la capacità che hanno le imprese di collaborare e competere tra di loro allo stesso tempo.
Non a caso spesso queste start-up vengono acquisite, si fondono e stringono alleanze e partnership anche con gli incumbent e i colossi del settore (l'accordo Microsoft - Intel - IBM è stato la fortuna delle prime due società....).
Per ultimo, ma non meno importante, è la capacità di finanziamento che hanno queste imprese; spesso non derivano semplicemente dall'attitudine dei Business Angels o Venture Capitalist ma dipende proprio dalle capacità e dall'attitudine al rischio degli imprenditori capaci di mettersi in gioco e far valere la propria value proposition.
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sabato 17 aprile 2010
Banche e politica non vanno d'accordo
Il recente successo alle elezioni regionali ha portato la Lega ad alzare il tiro e puntare sulle Fondazioni che possiedono il controllo delle grandi banche italiane.
Mossa inaspettata ed inconsueta per un partito di lotta contro i poteri forti e contro il malcostume politico.
Già perchè con questo atteggiamento la lega si pone sullo stesso piano di chi ha contestato per anni.
Inoltre l'influenza dei politici nelle fondazioni può portare seri problemi all'attività delle banche.
Finora il sistema bancario italiano è cresciuto e si è preservato dalla crisi finanziaria anche grazie a manager abili e competenti, le influenze della politica possono mettere in dubbio questo modello di gestione lottizzando le cariche. In un paese in cui il merito è già poco premiato, ulteriori lottizzazioni politiche, in settori così strategici, potrebbero essere deleterie.
giovedì 15 aprile 2010
Il paradosso della produttività
Nell'ultimo decennio si è assistito ad un aumento dell'occupazione (più o meno precaria) a scapito della produttività.
Una delle cause della bassa produttività registrata nell'ultimo decennio è imputabile proprio alle forme di precariato che, usate spesso per tenere basso il costo del lavoro, hanno colpito la produttività.
Assumere una persona con esperienza può risultare molto costoso specialmente se paragonata ad altre forme di lavoro disponibili sul mercato come gli stagisti o i contratti a progetto.
Chiaramente l'impatto sull'organizzazione delle due figure non è uguale: il lavoro svolto da una persona con una certa esperienza non può essere preteso da uno stagista però il mercato del lavoro offre stagisti a prezzo irrisorio (spesso anche gratis) per cui si possono ingaggiare più stagisti per svolere i compiti che potrebbe fare una persona con esperienza: ed ecco che la produttività cala.
Ovviamente nel breve periodo questo stream di pensiero permette di contenere la disoccupazione ed avere un basso costo del lavoro, ma nel lungo periodo questa concezione del lavoro può risultare pericolosa specialmente se tra gli stagisti e i contratti a progetto c'è un alto turnover.
Il turnover, concepito in questa maniera, blocca la crescita professionale e danneggia anche le imprese che si troveranno sempre con risorse con scarsa conoscenza del business dell'azienda e impossibilitate a mettere a frutto la propria curva di apprendimento a causa del turnover.
sabato 3 aprile 2010
L'inganno dell'economia post-industriale
Negli scorsi anni, nei paesi industrializzati, si è diffusa la convinzione che la risposta alla delocalizzazione degli impianti industriali nei paesi emergenti fosse una revisione del modo di fare business: dalla produzione di business alla vendita di servizi. Una buona soluzione, finchè il mercato continua a crescere e l'economia gode di buona salute. La city di Londra è un esempio lampante di questo modo di pensare. Ma non tutto fila liscio....
Un sistema del genere è molto delicato e le variabili che lo regolano non sono tutte controllabili; basta una piccola perturbazione nel sistema come qualche operaio che non è riuscito a ricollocarsi nel nuovo sistema economico che si innesca la crisi dei mutui sub-prime. Con l'aiuto di abili speculatori queste sofferenze di singoli individui diventano sofferenze dell'intero sistema economico. Ed in tempo di crisi i primi tagli si fanno proprio sui servizi superflui. Un sistema economico basato solamente sui servizi è troppo fragile perchè manca la base attraverso il quale si crea valore ovvero la creazione di prodotti. I servizi sono un corollario del prodotto e non un entità economica autosufficiente.
domenica 28 marzo 2010
Barriere all'ingresso in un mercato liberalizzato
Nel 2008 si è concluso l'iter per l'assegnazione delle licenze d'uso delle frequenza WiMax, gli incumbent hanno vinto pochissime licenze per lo più aggiudicate da new comer.
Gli incumbent non sono stati a guardare!
Hanno elaborato una strategia molto interessante: l'uso di una delle internet key!
Le internet key usano la rete 3G; già a disposizione degli incumbent e non completamente satura. Queste chiavette soddisfano l'esigenza di connettività in mobilità ad un modico prezzo.
Prezzo troppo basso per chi, come i newcomer, hanno dovuto sostenere ingenti investimenti per l'acquisto delle licenze e degli investimenti in infrastrutture per poter erogare il servizio. Allo stato attuale è difficile che la tecnologia Wi-Max possa essere redditiva in poco tempo in quanto il prezzo sul mercato è troppo basso per giustificare gli investimenti. Ecco perchè nonostante due anni dall'aggiudicazione delle frequenze la diffusione del Wi-Max non ha avuto successso.
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sabato 20 marzo 2010
Il Catenaccio è made in Italy
Nereo Rocco ha "inventato" il modulo calcistico del catenaccio ed è stato per anni un tratto distintivo del calcio italiano; ma questo modulo non è applicato solo nel calcio ma sembra essere più che latro un modo di pensare che vede applicazione anche nel business.
Infatti il modo migliore di fare business è il presidio e la difesa delle rendite di posizione. Questa è l'applicazione del catenaccio anche nel business.
Lo si vede in ogni circostanza del Business in Italia: dalla posizione delle Banche che finanziano solo la difesa del business e rarissimamente lo sviluppo; l'innovazione tecnologica è ben accetta se non perturbi le rendite di posizione altrimenti va oscurata (il Wi-Max è un esempio).
Una bella situazione Lock-in!
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