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mercoledì 4 novembre 2009

Costi Standard nella Sanità del Federalismo

Il dibattito sull'allocazione delle risorse in regime di federalismo è molto acceso, in particolare sui costi della Sanità.
Dalla dichiarazione di Sacconi "Non è possibile continuare con il pagamento a piè di lista dei cronici
sforamenti di bilancio sanitario, occorre passare ad un finanziamento regionale basato sul
costo standard delle prestazioni" si abbandona la logica del costo storico della prestazione per passare all'approccio del costo standard al fine di abbandonare lo spreco di risorse e le sacche di inefficienza e ridare merito alle responsabilità specifiche dei vari centri di competenza.
Da qui nasce un diatriba sull'approccio da utilizzare per il calcolo dei costi standard:


  1. Approccio microanalitico: è l'approccio attraverso il quale si vuole determinare il costo standard di ogni singola prestazione erogata e tramite la sommatoria delle prestazioni erogate ed il loro relativo costo risalire al budget di spesa disponibile. Questa approccio risulta alquanto complesso e richiede dei cambiamenti organizzativi considerevoli (ad esempio implementare la contabilità analitica) e pone problemi di confrontabilità tra le varie regioni . Inoltre si pone il problema della qualità del servizio poichè avere un costo standard per la singola prestazione scoraggio l'adozione di pratiche particolarmente innovative perchè in genere più costose. Inoltre la decisione del costo standard pone secondo me un problema di dipendenza decisionale dello stato centrale che decidendo su ogni singola prestazione erogata di fatto stabile come debba essere impiagato il budget locale lasciando uno spazio limitato d'azione alle realtà locali su come impiegare le proprie risorse. Un effetto poi eventualmente amplificato dai compromessi politici-economici rendendo questo approccio poco coerente con gli intenti della riforma federalista. Valido solo come strumento di controllo!
  2. Approccio macroeconomico: è un approccio più robusto poichè prende in considerazione poche variabili facilmente misurabili (struttura demografica, caratteristiche epidemiologiche e sociali) . Il Budget nazionale viene ripartito considerando queste variabili come discriminanti dell'allocazione delle risorse. Tuttavia il budget di spesa viene da delle scelte meramente politiche e non definite sulla base del fabbisogno effettivo della popolazione
  3. Approccio risk/need adjustement: cerca di considerare le caratteristiche demografiche e sanitarie del territorio monitorando la proporzione dei malati sulla popolazione locale. In questo modo si prevede la domanda di prestazioni sanitarie. Successivamente si introduce un costo standard per tipo di malattia. Dunque si assume che una determinata patologia abbia lo stesso costo in tutta Italia (un infarto a Milano non differisce da un infarto a Roma). Questa modellazione non introduce problemi computazionali come il costo standard della prestazione poichè è stato visto che l'80% del budget è assorbito dal 25% di abitanti con malattie croniche. In tal modo aggregando le varie componenti si può risalire al fabbisogno regionale.
  4. Approccio Data Envelopment Analysis (DEA): si utilizza una metodologia della ricerca operativa che determina l'efficienza relativa di centri di responsabilità. Questa metodologia prevede di valutare l'efficienza come il rapporto tra qualità delle prestazioni e budget disponibile. Ovviamente si introducono dei pesi per includere le caratteristiche demografiche e sanitarie della regione. A questo punto il sistema di pesi adottato condiziona fortemente l'efficienza quindi ci si cerca tramite un algoritmo (CCR di Charnes, Cooper, Rhodes) ed il suo duale di trovare il sistema di pesi ottimali (tra quelli proposti) tali che sia massimizzata l'efficienza del centro di responsabilità e il centro di responsabilità ideale paragonabile. A questo punto per ogni unità si può risalire all'input ottimale cioè budget ottimale efficiente da assegnare alla regione. In questo modo, sommando la somma dei singoli budget regionali, si ottiene il budget di spesa nazionale.
Il primo approccio è stato contrastato dagli accademici; il secondo approccio è stato sperimentato con dei miglioramenti sul budget di spesa ma non ha risolto il problema dell'individuazione del corretto budget da impiegare a livello aggregato. Il terzo modello è sostenuto da alcuni accademici ma io personalmente sostengo l'ultimo approccio che ancora non è stato proposto né trattato dai politici.,

venerdì 30 ottobre 2009

L'inerzia dell'advertising online


Visti i numeri che popolano la rete in molti si chiedono come mai il grosso del budget per l'advertising finisca sulla TV nonostante spesso abbia meno visibilità di certi siti ed inoltre non può sfruttare bene la targettizzazione degli utenti. In molti propongono una risposta parzialemnte sarcastica con cui si intende evidenziare che l'effetto della pubblicità è tanto maggiore quanto minore è l'attività dei neuroni dello spettatore. A parte questa simpatica risposta il problema è che in TV ci sono due grandi concessionari pubblicitari con una certa massa critica(uno facente capo alla TV di stato l'altro al gruppo Mediaset) mentre su internet il mercato è molto più frammentato e spesso caratterizzato dalla presenza di intermediari. In questo contesto il potere contrattuale della TV nei confronti del web è maggiore e riesce quindi a spuntare la contrattazione con chi è alla ricerca di spazi pubblicitari. Inoltre in un mercato a due attori la possibilità di accordi collusi è piuttosto alta. Ciò non toglie che la qualità dell'adverting online sia di gran lunga maggiore degli spot TV in quanto oltre ad essere targettizzati, e dunque più efficiente, permette di approfondire la relazione con il potenziale cliente portandolo sulla propria homepage dove può trovare maggiori informazioni. Senza considerare che ci sono pratiche molto diffuse di ottimizzazione che permettono di aumentare l'efficienza delle proprie campagne pubblicitarie on-line.

lunedì 26 ottobre 2009

IRAP


In un momento di crisi in cui l'economia stenta a partire si cerca in qualche modo di far aumentare la liquidità nelle imprese per far fronte alla contrazione degli ordinativi. E le tasse sono sempre il taglio preferito specialmente se accrescono il costo del lavoro come l'IRAP.
Sul fatto che le tasse siano sempre troppo ci sono varie scuole di pensiero: c'è chi pensa che siano così alte perchè c'è troppa evasione fiscale, ma c'è l'altra faccia della medaglia che è l'inefficienza della pubblica amministrazione.
Vista l'attuale situazione delle finanze dello stato se si recuperano le mancate entrate derivanti dall'evasione fiscale probabilmente queste saranno usate per riempire la voragine del debito pubblico e per ridurre le aliquote.
L'irap al suo interno include i contributi sanitari ed altre voci; ma alla luce degli scandali della sanità pubblica (Puglia, Abruzzo...) risulta difficile concepire il finanziamento per questa forma di malcostume.
Quindi il problema non è la tassa in se ma l'impiego di questi flussi finanziari.
Come può un piccolo imprenditore che si scontra tutti i giorni con le avversità del mercato concepire di privarsi di risorse per finanziare la propria attività per destinarle ad alimentare le inefficienze della pubblica amministrazione. Se un elevato prelievo fiscale garantisse servizi al territorio come nei paesi nordici offrendo migliori infrastrutture (banda larga, reti ferroviarie....) il peso delle aliquote sarebbe minore in quanto lo stato fornirebbe una contropartita, ma invece questo meccanismo virtuoso manca ed è inevitabile che nasca quest'allergia alle tasse.
D'altronde non è un caso che le consulenze fiscali siano le uniche in aumento!!!

lunedì 5 ottobre 2009

E' il mercato, bellezza! E' il mercato...

Il mercato è l'attore fondamentale dell'economia. E' il mercato che decreta chi ha successo e chi no, chi merita di sopravvivere e chi merita di chiudere. Il mercato muta e cambiano le sue esigenze per questo è importante individuarle e saperle soddisfare.
Ed è proprio dalla soddisfazione delle esigenze del mercato che si aprono le opportunità di business. Proprio individuando e sapendo soddisfare queste esigenze si può dar vita a nuove imprese.
Si può agire in vari modo; individuandole per primi ed avendo così il vantaggio del first mover; oppure facendo meglio dello stato attuale dell'arte magari sapendo veicolare le innovazioni sia di prodotto che di processo. C'è da dire però che il vantaggio del first mover in un mercato abbastanza efficiente è limitato temporalmente e si deve sfruttare al meglio la rendita di posizione ottenuta nel breve periodo per consolidare la propria posizione: dunque non adagiarsi sugli allori per il vantaggio ottenuto.
Trovato l'esigenza da soddisfare bisogna capire che valore riconosco i clienti per quella loro esigenza e quindi valutare la fattibilità della soddisfazione di questa necessità.
Per far questo serve confrontare il valore riconosciuto dai potenziali clienti con la propria struttura di costi per poter ipotizzare la profittabilità dell'attività. Proprio in quest'ambita conta l'idea del modo in cui si intende soddisfare l'esigenza e serve valutare l'efficacia e l'efficienza del proprio prodotto/servizio.
Se avete superato positivamente questo test ed avete trovato le persone giuste, cosa aspettate a scrivere i Business Plan?

martedì 29 settembre 2009

Quando il calcio è una questione politica

I mecenati del Calcio sono sempre meno e la transizione da sport a business si accentua sempre più.
Probabilmente più che una mutazione è una consapevolezza della sostenibilità economica di questa attività sportiva.
In passato per far quadrare i conti i Presidenti ricapitalizzavano le società calcistiche senza aspettarsi ritorni particolari ritorni. Ora, tranne qualche eccezione, questi mecenati non ci sono più e si diffonde sempre più la mentalità di far quadrare i conti per evitare spiacevoli insolvenze.
Fare affidamento sulle plus-valenze (rivalutazioni) dei giovani è un'operazione che implica un certo rischio e può richiedere tempo.
Allora molte società diversificano i ricavi e capitalizzando la società con investimenti immobiliari: gli Stadi di proprietà!
Vedendo anche come si comportano le società all'estero il modello può sembrare vincente se non fosse per il fatto che siamo in Italia e si sa in Italia è tutto più complicato.
Basti vedere alle recenti vicende della cittadella dello sport di Firenze e delle perplessità del suo nuovo sindaco.
Di fatto investimenti importanti che giustamente devono essere inquadrati in logiche di sviluppo della città ma d'altra parte anche la città deve andare incontro a chi ha dato per la società sportiva.
E la questione da economica e sportiva diventa politica....
Le amministrazioni devono compiere lo sforzo di capire l'esigenza di tali investimenti e devono essere capaci di saperli collocare sapientemente nel tessuto urbanistica della città.

sabato 26 settembre 2009

5 + 6 = 12 ; quando i Conti non tornano


Il titolo di questo post richiama il simpatico indovinello di due Conti che lasciano un messaggio in codice al loro maggiordomo.
Il messaggio appunto citava 5 + 6 = 12 così il maggiordomo non dubitando delle capacità algebriche dei suoi padroni non preparò la cena.
In questo caso l'errore dell'espressione algebrica rappresenta un codice e non una mancanza matematica.
In altri casi però con i numeri si spesso confusione; in particolare quando si stilano le statistiche. In particolare le statistiche sulla scuola. E questa volta non mi riferisco alle statistiche che stilano le classifiche degli atenei italiani ma alle classifiche sui laureati in Italia.
In uno studio del CENSIS per il World Social Summit 2008 risulta che in Italia il 33,3 % dei laureati è sottoccupato mentre se restringiamo l'ambito ai neolaureati la percentuale sale 48,4%.
Da questa statistica si potrebbe pensare facilmente che nel mercato dei laureati ci sia un eccesso di offerta (anche la mia personale esperienza mi porta a questa conclusione).
Ma perchè il Centro studi di Unioncamere del 2008 dice invece che servono ulteriori 42.000 laureati????
Queste statistiche sono assolutamente in contrasto. Da un lato si dice che i neolaureati sono sottoccupati dall'altro paradossalmente se ne vogliono di più.
Sembrerebbe che chi da lavoro vuole avere dei laureati per svolgere funzioni da diplomati; questo ha senso (da parte del datore di lavoro) solo se il laureato costasse come un diplomato; perchè a parità di costo probabilmente svolgerebbe il lavoro in modo migliore. Visione puramente miope poichè non si considera il fattore umano che un dipendente non motivato di fatto non rende in maniera adeguata alle sue possibilità.
Se questa è la motivazione che si estrae da queste statistiche, lasciamo tutti l'università ed andiamo a tentar fortuna con i provini per il "Grande Fratello" e "Uomini & Donne"....

venerdì 25 settembre 2009

Business Model Innovation Matters

Pubblico questa interessante presentazione tratta da slideshare sull'innovazione dei modelli di business dopo l'avvento di internet.

giovedì 24 settembre 2009

Exit Strategy?

Ora che sembra superata la valle della disperazione della crisi ed iniziano a comparire i primi segni + si sente un gran parlare di exit strategy.
Ma in realtà cosa è cambiato in Italia durante questa crisi?
Niente!
Prima di questa crisi molto dei nodi strutturali come freno dell'economia italiana e handicap per la competitività delle imprese nostrane.
Ma qualcuno li ha sciolti questi nodi??
Proprio oggi sono stato su un treno che è partiti da Milano e mi ha portato a destinazione con 180 minuti di ritardo!
Con la scusa della crisi si sono dati un po' di contentini quà e là per acquietare gli animi, il solito sperpero all'Italia: nessuna lungimiranza, nessuna selettività in quello che si è fatto.
Torneranno anche i segni + ma i problemi restano e le decisioni di politica economica vengono prese in base all'auditel e non in base a precisi piani per il futuro. E questo più che colpa dei governi centrali è colpa delle amministrazioni locali.
Nella mia provincia (ex cassa del mezzogiorno) le multinazionali venute con gli incentivi ora stanno lasciando il territorio perchè ora non hanno più da prendere lasciando a casa migliaia di lavoratori. Lasciano il territorio con la scusa della crisi ma sono aziende che fanno utili!!!! Non sono in perdita!!!! Hanno avuto una normale contrazione del giro d'affari dovuta chiaramente alla congiuntura, ma sono in attivo e non sono state vittime del credit crunch!!! E gli amministratori locali cosa chiedono? Di nuovo la cassa del mezzogiorno! Ma dico avete mai visto un medico curare un malato con la causa della sua malattia??
Avrei capito se qualcuno avesse avanzato pretese sulla restituzione opportunamente attualizzata dei sussidi presi al fine di reinvestirli sul territorio; invece questi lungimiranti politici chiedono sovvenzioni a pioggia! A spendere i soli degli altri sono bravi tutti!
Ci vuole una ventata d'aria fresca per risolvere questi problemi che rallentano non solo l'economia ma l'Italia stessa.

venerdì 11 settembre 2009

Internet, istruzioni per l'uso




Ecco il manifesto/istruzioni-per-l'uso redatto da alcuni blogger tedeschi:

1. "Internet è diverso" Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell'informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalisti nuovi e migliori.

2. "Internet è un impero mediatico tascabile" Grazie a internet è possibile fare dell'ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.

3."Internet è la nostra società e la nostra società è internet" Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.

4. "La libertà di internet è inviolabile" Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all' architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l'accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.

5. "Internet è la vittoria dell'informazione" Per la prima volta grazie a Internet l'utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d'informazione immenso.

6. "I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo" Grazie a internet il giornalismo può svolgere un'azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.

7. "La rete richiede collegamenti" La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i sitiweb dei tradizionali mezzi di comunicazione.

8. "Linkare premia, citare abbellisce" Chi fa giornalismo online deve offrire all'utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.

9. "Internet è la nuova sede per il discorso politico" Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.

10. "Oggi libertà di stampa significa libertà d'opinione" I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.

11. "Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe" Sin dall'antichità l'umanità ha capito che più informazioni si hanno più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.

12. "La tradizione non è un modello di business" Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

13. “Il diritto d'autore diventa un dovere civico su Internet” La rete deve rispettare il diritto d'autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

14. "Internet ha molte valute" Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

15. “Cio' che rimane sulla rete resta sulla rete” Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.

16. "La qualità resta la più importante delle qualità" Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest'ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.

17. "Tutto per tutti" Internet ha dimostrato che l'utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.

martedì 8 settembre 2009

Idea per uscire dalla crisi


Le crisi sono spesso dei buoni momenti in cui è possibile rivedere i processi interni e cercare di migliorarli spinti dalla necessità di reintepretare il mercato.
L'idea da usare è il crowdsourcing.
Idea in verità no nuovissima (datata 2006) ma che ora può passare alla ribalta per la sua capacità di interpretare le esigenze di un mercato turbolento.
Il crowdsourcing è un modello di business nel quale un'azienda richiede lo sviluppo di un progetto, servizio o prodotto ad una comunità distribuita e non organizzata in genere online. La rete assume ancora più valore perché assume la funzione di collettore di persone e di idee. Chi contribuirà alla realizzazione dell'idea riceverà in cambio una ricompensa per la collaborazione. Questo da un lato permette all'azienda di avere un costo certo per lo sviluppo di nuove idee ed avere idee più vicine al mercato perché vengono dal mercato.
Di fianco al crowdsourcing sta nascendo anche il crowdfunding cioè un fondo di finanziamento per idee di business tramite il piccolo contributo di molti portatori di interessi.

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