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sabato 30 maggio 2009
Economia Vs Politica del Gossip

venerdì 29 maggio 2009
L’Italia è un paese per vecchi…. E questa cosa non mi piace

Campagna elettorale, già tra un po’ si vota per amministrative e per il Parlamento Europeo.
E qui si vede perché in Italia ci sono tanti problemi…..
Generazione che mascherava la non competitività dell’industria italiana con svalutazioni della lira e dove l’evasione fiscale era (e purtroppo è ancora) una prassi; dove per propaganda si iniziava a costruire grandi infrastrutture (ospedali, ponti, scuole, asili…) poi una volte eletti i candidati non si terminavano i lavori lasciando in eredità ai successori dei bei scatolotti di cemento sabbioso a deturpare l’urbanistica delle città.
Intanto la loro generazione ci ha vissuto bene con questo modo di fare insostenibile, ma sapevano che a pagare non sarebbero stati loro. Come se non bastasse si costruivano delle rendite e ponevano delle barriere all’ingresso nei vari settori in modo da poter difendere le loro posizioni di rendita ed i loro diritti acquisiti, acquisiti spesso con dubbio merito.
Ora si presentano alle elezioni dichiarando di “voler fare per i giovani”: secondo me hanno fatto anche troppo e visti i risultati del loro operato che faccia hanno per chiedere il sostegno dei giovani?
Ci hanno fatto conoscere il precariato (con i sindacati accondiscendenti) dicendoci che era un’opportunità concedendoci l’onore di sperimentarlo per primi proprio perché “vogliono fare per i giovani”; avrei gradito sperimentarlo magari insieme a loro giusto per capire se siamo viziati e bamboccioni oppure ci sono difficoltà oggettive, giusto per togliermi una curiosità.
Bamboccioni, già, vorrei vedere quel signore (T.P.S. per la cronaca) che giudica i giovani in questo modo dopo nei nostri panni: da neolaureato accedere al mondo del lavoro tramite stage che se va bene sono retribuiti con salari sensibilmente inferiori ai mille € in città come Milano dove circa la metà del salario se ne va in affitto; ma lui di questi problemi non ne ha mai avuti…..
Se un neolaureato riesce a vivere senza aiuto dei genitori a Milano con 700€ pagando affitto, bollette e la spesa per vivere abbiamo trovato il nuovo ministro dell’economia che risanerà il debito pubblico!
Altro che Bamboccioni, i bamboccioni o meglio i furbetti sono altri…. Prima ci creano le difficoltà e gli ostacoli poi si fanno pure beffe della nostra condizione.
Ed in tempo di elezioni vengono a raccontarci la favola che il futuro è dei giovani: ma quale futuro se prima dobbiamo rimediare ai vostri danni???? Il Futuro ve lo siete mangiati voi!!!!
La cosa che mi dispiace è che tra i giovani manca questa consapevolezza; c’è troppa leggerezza, magari anche comprensibile, ma che in questi tempi non ce la possiamo permettere.
L’Italia è un paese governato dalla gerontocrazia: in TV, al Parlamento, nei CDA l’età media è sopra i 60 e i giovani sono solo scenografia. Fatto questo quadro non si può neanche dire che hanno esperienza, che sanno come va l’Italia perché sono loro che l’hanno fatto andare male!
L’Italia è un paese per vecchi e questa cosa non mi piace!
lunedì 25 maggio 2009
About WEB 3.0
L’evoluzione del web 2.0 è il web semantico denominato web 3.0
Ma come va letta quest’evoluzione?
Ho provato a concettualizzare il modo in cui viene utilizzato il media internet dagli utenti.
In principi (web 1.0) era un luogo dove trovare e reperire informazioni (oltre ad offrire svariati servizi dall’email a modelli di business commerciali), poi con il web 2.0 si è passati alla generazione di contenuti da parte degli utenti stessi (dai più famosi wikies e social network all’intera blogosfera) ora nasce la necessità di “ordinare” questa miriade di informazioni sparse e disorganizzate nella rete ed aggiungere un pizzico di intelligenza in più ai motori di ricerca (non che ora siano stupidi).
Le prime applicazioni web 3.0 vanno incontro a quest’esigenza: da tempo internet è divenuto il luogo in cui valutare scelte di acquisto di beni e servizi sfruttando le opinioni di utenti che lo hanno acquistato precedentemente ma spesso questo processo di reperimento di informazioni diventava oneroso (visitare forum, leggere blog e recensioni e confrontarle con i siti istituzionali) ma con il web 3.0 questo dovrebbe essere più semplice.
Tutto ciò non avvantaggia solamente il consumatore che diventa più responsabile, critico e selettivo nei confronti dell’offerta del mercato ma è un’opportunità anche per i produttori che possono reperire feedback ben strutturati dal mercato in base ai quali si possono effettuare scelte commerciali future.
Inoltre questa è anche un’opportunità per i pure players di internet che oltre al servizio di motore di ricerca possono abbinare dei canali tematici orientati all’indirizzamento verso i nuovi servizi del web 3.0.
mercoledì 20 maggio 2009
La situazione in Italia

Da una ricerca dell’OCSE (risultato in figura) risulta che l’Italia è uno dei paesi dell’area OCSE ad avere i salari più bassi ma con un costo della vita non trascurabile.
La percezione di quest’andamento era ormai da tempo nell’aria, ma ora abbiamo la certezza del dato.
Dove ha origine tutto questo?
E’molto complicato da determinare, negli ultimi giorni molti hanno provato a dare spiegazioni, tutte mi sono sembrate ragionevoli (dalla bassa crescita che abbiamo negli ultimi 10 anni, ai problemi strutturali del paese, al cuneo fiscale….) il che fa percepire questo dato come un indicatore della poca salute economica che gode il nostro paese (consiglio a tal proposito due link: uno di P. Garibaldi sulla stampa l’altro di T. Boeri su lavoce.info).
Un altro indicatore importante di natura meno analitica ma più sociale sono le code che ci sono per fare i casting dei vari reality andando a cercare fortuna nello spettacolo un po’ come quando i nostri avi andavano in America.
Ma non esattamente la stessa cosa.
Fare il concorrente in un reality non genera Valore!
Questa tendenza è il frutto della situazione contingente in Italia: i bassi salari scoraggiano i giovani a credere nel ruolo formativo dell’educazione che ora non è vista più come un investimento dal ritorno certo ma un costo ritenuto necessario che omologa gli studenti al mercato del lavoro.
Quindi tentare la fortuna cercando la via dello spettacolo diventa come comprare il biglietto della lotteria.
Questo dovrebbe far pensare su come tra i giovani dilaghi un senso di impotenza nei confronti del mondo del lavoro.
Impotenza amplificata da anni di stagnazione economica ed ora di recessione che non ha prodotto cambi nei vertici, anzi i colpevoli sono ancora seduti sulle loro poltrone, mentre il tempo passa.
Che l’Italia era un paese per vecchi lo si sapeva, ma che fosse un paese che ha rinunciato al suo futuro non lo trovo corretto specialmente se ha rinunciarci sono state persone over 65.
Questi, non soddisfatti di aver lasciato sulle future generazioni un deficit pubblico da far venire i brividi, non si sono preoccupati di tutelare i giovani in nessun modo.
Per accedere al mercato del lavoro ci sono delle barriere all’ingresso considerevoli: dagli stage non retribuiti (durata media 6 mesi) ai famigerati contratti a progetto (chiamati con strane sigle simili a versi di animali: CoCoPro, CoCoCo).
Per i giovani il problema non è tanto il precariato in se per se ma il fatto che non venga retribuito per il rischio che corre precludendo ovviamente le tradizionali vie di accesso al credito e portando tutti i problemi ad esso correlati.
Ma questo potrebbe non essere un problema, il vero guaio (a mio parere) è che questi contratti non remunerano nella maniera adeguata chi firma il contratto, perché si trova uno stipendio nella media ma con molti oneri aggiuntivi e nessun indennizzo per il rischio della precarietà che corre.
Quest’ultimo fattore è determinante in quanto l’azienda dovrebbe pagare per il vantaggio concesso dalla flessibilità di questo tipo di contratto e il dipendente avrebbe una sorta di “fondo rischio disoccupazione”.
Questa penalità verso l’azienda che assume creerebbe una situazione di trade-off tra assunzione a tempo determinato o tempo indeterminato che costringerebbe a valutare in maniera efficiente quale sia la decisione più corretta da prendere nel campo delle assunzioni.
Il tutto con l’ottica di portare un po’ di efficienza nelle imprese portandole a scegliere opzioni sostenibili e remunerative nel lungo periodo.
lunedì 18 maggio 2009
Festival Economia 2009

domenica 17 maggio 2009
Marchionne da manuale...

giovedì 7 maggio 2009
La crisi è finità?

Secondo un sondaggio del Forum di Finanza Online ben il 90,4% dei votanti sostiene che ancora non siamo usciti dalla crisi.
In effetti è presto per trarre conclusioni.
Secondo me è fondamentale che giungano a scadenza quei titoli definiti "tossici" altrimenti è impossibile stabilire se le svalutazioni fatte nei bilanci del 2008 siano azzeccate o meno.
Dopo aver stabilito il valore residuo di questi asset si potranno trarre conclusioni solamente sull'effetto nei mercati finanziari.
Già perchè per quanto riguarda l'economia reale le varibili in gioco sono moltissime alcune delle quali difficilmente modellabili. Soprattutto si dovranno fare i conti con i comportamenti dei consumatori per cercare di capire quale saranno le prospettive delle future evoluzioni dell'economia.
Non è comunque trascurabile il ruolo giocato dalle imprese che si dovranno adattare tempestivamente ai nuovi scenari ed ai governi dei vari paesi che più che intraprendere azioni dovranno sforzarsi di offrire le opportune garanzie e formulare le regolamentazioni più fair possibili al fine di ripristinare la normalità nell'economia.