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mercoledì 20 maggio 2009

La situazione in Italia

Da una ricerca dell’OCSE (risultato in figura) risulta che l’Italia è uno dei paesi dell’area OCSE ad avere i salari più bassi ma con un costo della vita non trascurabile.

La percezione di quest’andamento era ormai da tempo nell’aria, ma ora abbiamo la certezza del dato.

Dove ha origine tutto questo?

E’molto complicato da determinare, negli ultimi giorni molti hanno provato a dare spiegazioni, tutte mi sono sembrate ragionevoli (dalla bassa crescita che abbiamo negli ultimi 10 anni, ai problemi strutturali del paese, al cuneo fiscale….) il che fa percepire questo dato come un indicatore della poca salute economica che gode il nostro paese (consiglio a tal proposito due link: uno di P. Garibaldi sulla stampa l’altro di T. Boeri su lavoce.info).

Un altro indicatore importante di natura meno analitica ma più sociale sono le code che ci sono per fare i casting dei vari reality andando a cercare fortuna nello spettacolo un po’ come quando i nostri avi andavano in America.

Ma non  esattamente la stessa cosa.

Fare il concorrente in un reality non genera Valore!

Questa tendenza è il frutto della situazione contingente in Italia: i bassi salari scoraggiano i giovani a credere nel ruolo formativo dell’educazione che ora non è vista più come un investimento dal ritorno certo ma un costo ritenuto necessario che omologa gli studenti al mercato del lavoro.

Quindi tentare la fortuna cercando la via dello spettacolo diventa come comprare il biglietto della lotteria.

Questo dovrebbe far pensare su come tra i giovani dilaghi un senso di impotenza nei confronti del mondo del lavoro.

Impotenza amplificata da anni di stagnazione economica ed ora di recessione che non ha prodotto cambi nei vertici, anzi i colpevoli sono ancora seduti sulle loro poltrone, mentre il tempo passa.

Che l’Italia era un paese per vecchi lo si sapeva, ma che fosse un paese che ha rinunciato al suo futuro non lo trovo corretto specialmente se ha rinunciarci sono state persone over 65.

Questi, non soddisfatti di aver lasciato sulle future generazioni un deficit pubblico da far venire i brividi, non si sono preoccupati di tutelare i giovani in nessun modo.  

Per accedere al mercato del lavoro ci sono delle barriere all’ingresso considerevoli: dagli stage non retribuiti (durata media 6 mesi) ai famigerati contratti a progetto (chiamati con strane sigle simili a versi di animali: CoCoPro, CoCoCo).

Per i giovani il problema non è tanto il precariato in se per se ma il fatto che non venga retribuito per il rischio che corre precludendo ovviamente le tradizionali vie di accesso al credito e portando tutti i problemi ad esso correlati.

Ma questo potrebbe non essere un problema, il vero guaio (a mio parere) è che questi contratti non remunerano nella maniera adeguata chi firma il contratto, perché si trova uno stipendio nella media ma con molti oneri aggiuntivi e nessun indennizzo per il rischio della precarietà che corre.

Quest’ultimo fattore è determinante in quanto l’azienda dovrebbe pagare per il vantaggio concesso dalla flessibilità di questo tipo di contratto e il dipendente avrebbe una sorta di “fondo rischio disoccupazione”.

Questa penalità verso l’azienda che assume creerebbe una situazione di trade-off tra assunzione a tempo determinato o tempo indeterminato che costringerebbe a valutare in maniera efficiente quale sia la decisione più corretta da prendere nel campo delle assunzioni.

Il tutto con l’ottica di portare un po’ di efficienza nelle imprese portandole a scegliere opzioni sostenibili e remunerative nel lungo periodo.

2 commenti:

libertyfighter ha detto...

Complimenti per il blog. Per me va bene cio' che mi hai scritto in pvt.
Riguardo al post, dici bene. Ma il problema rimane la produttivita' netta. In Italia, grazie a tasse e governi, si produce poco e male. Ragion per cui, anche i cocopro, non possono essere retribuiti come dovrebbero

alessandropalestini ha detto...

In effetti i problemi strutturali sono tanti, ma il cuneo fiscale Italiano è minore rispetto a molti altri paesi che hanno una retribuzione netta maggiore ad esempio il Belgio, l'articolo della stampa in cui ho citato il link spiega bene quest'apetto del problema.

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